Mentre Massimo Bossetti sostiene ancora di essere innocente, la nuova richiesta dei suoi legale di poter accedere ai reperti è stata respinta dalla Corte d’Assise di Bergamo.

Le richieste dei due avvocati

Ancora bocciate le richieste dei due avvocati di accedere ai reperti dell’indagine dell’omicidio della ginnasta 13enne Yara Gambirasio, del quale il loro assistito, Massimo Bossetti, è stato condannato. La via per difendere il muratore di Mapello risiede nella messa in discussione degli esami del Dna.
Infatti, la loro specifica richiesta è quella di conoscere lo stato e le modalità di conservazione dei leggings e degli slip della 13enne e dei campioni di Dna dell’indagine.
Ma ancora una volta, come si evince dalla trasmissione “Quarto grado”, la Corte presieduta da Patrizia Ingrascì, ha dichiarato come inammissibile l’istanza.

Le dichiarazioni dell’avvocato e la lettera di Massimo Bossetti

Non è la prima volta che i legali di Bossetti, Salvagni e Camporini, avanzano questa richiesta. Per loro e per la difesa del loro assistito, conoscere lo stato di conservazione è di fondamentale importanza e può ribaltare gli esiti di tali sentenze.

“La Corte di Bergamo probabilmente pensa di essere superiore alla Corte di Cassazione, se i principi di questa vengono disattesi. Stiamo già lavorando al quinto ricorso. Per noi è fondamentale conoscere questo stato di conservazione perché come è noto affinché si possano fare delle analisi sul dna occorre che questo sia stato conservato a temperatura costante e sotto lo zero cosi com’era custodito al San Raffalele di Milano prima della confisca”

Intanto, mentre Bossetti è in carcere, non smette un solo giorno di professarsi innocente riguardo la faccenda. Per questo è arrivato a scrivere una lettera proprio al programma “Iceberg”, la trasmissione lombarda che tratta di cronaca e di gialli irrisolti.
In queste pagine lette poi in diretta, tutto il suo sconforto e la rabbia per la situazione che sta vivendo in carcere.

“Sono confinato trattenuto dentro a queste mura che ogni giorno mi stanno sempre più strette, continuo nel vedermi la dignità disconosciuta, disprezzata, calpestata e i miei diritti fondamentalmente ignorati e violati”

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