Le decisioni prese sul caso Rea ancora fa discutere a distanza di tantissimi anni. Ecco cosa è stato detto negli ultimi giorni sull’argomento.

Un caso che sembra fa ancora discutere

Il tutto è successo il 18 aprile del 2011, più di 10 anni fa. Era un lunedì dopo la domenica delle palme, nel pieno delle feste pasquali.
Parolisi chiamò i carabinieri di Ascoli Piceno per denunciare la scomparsa della moglie Melania, della quali si erano perse le tracce da qualche ora, durante una gita sul pianoro. All’epoca dei fatti Salvatore Parolisi era istruttore del 235esimo reggimento Piceno.

“Se la sono pigliata”

Queste le testuali parole che disse durante la chiamata. Inutile dire che tale sentenza, colpì moltissimo coloro che ascoltarono le parole.
Poi, due giorni dopo, il ritrovamento grazie ad una telefonata anonima, che ha posto fine al giallo.
La giovane venne ritrovata presso il bosco delle Casermette, a Ripe di Civitelle del Tronto. Era seminuda, con una siringa infilzata nella pelle e il suo corpo martoriato da ben 35 coltellate.
Per l’omicidio è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione, proprio il marito Salvatore Parolisi, proprio la persona che si è mostrata sempre disperata davanti alle telecamere. Per lui però, la pena all’ergastolo è stata ridotta a solamente 20 anni di reclusione.

Cosa è stato detto

Parolisi, aveva già chiesto ai propri avvocati di avvalersi della volontà di usufruire dei permessi che, complessivamente, possono farlo uscire di prigioni fino a un massimo di 45 giorni l’anno.
In più, l’ex militare nelle ultime settimane spera di trovare un impiego presso la casa di reclusione di Bollate (provincia di Milano) come centralinista di call center.
Per lui quindi, la vita sta a poco a poco ricominciando, e questo è quello che disturbo seriamente i parenti della 29enne brutalmente uccisa. Sull’argomento si era espresso qualche tempo fa, il fratello Michele Rea:

“Per noi sarebbe come uccidere di nuovo Melania. La pena non è stata esemplare, ma ora concedere anche dei premi significa dimenticare chi è la vera vittima. Le condanne per chi commette un omicidio del genere sono ormai simili a quelle di chi spaccia o rapina, invece dovrebbe esserci una differenza netta. Credo che questo sia un pensiero non solo mio, ma di tutti gli italiani che si immedesimano con la famiglia Rea, perché un lutto del genere può capitare a tutti. I giudici che nel caso valuteranno se concedere o meno i permessi dovrebbero riflettere su che cosa ha fatto Parolisi, che tra l’altro non si è mai pentito: ha ucciso la moglie e lasciato senza madre una bimba di appena due anni”

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